La storia.

 

AGIRA PER IMMAGINI


È un’Agira che ti fa spuntare le lacrime quella che viene fuori dall’immensa raccolta di foto che tu e Nino, bussando al cuore e alla nostalgia di tanti agirini, pazientemente, giorno dopo giorno, siete riusciti a mettere assieme.

È un’Agira che ti fa spuntare le lacrime perché è l’Agira del cuore quella che si ripresenta inaspettata ai nostri occhi scorrendo quelle vecchie foto ingiallite.

È l’Agira che ognuno si porta silenziosamente dentro con riserbo, con pudore quasi.

In quelle foto c’è l’Agira della spensieratezza, quella delle scampagnate dei lunedì di pasqua, quando facevamo i turni per dondolarci su un’altalena di fortuna ricavata tra due mandorli; quando per consumare il pranzo ci accampavamo in una vecchia masseria o nei pressi di un casolare, magari un po’ diroccato. Eravamo tutti un po’ più poveri allora, è vero. Ma quanta gioia ci portavamo nel cuore!

C’è l’Agira degli affetti, di quando ancora la televisione non aveva fatto irruzione prepotentemente nelle nostre case e nelle nostre abitudini; di quando passavamo le lunghe serate a casa dei nonni; di quando le famiglie erano più unite e tutti eravamo più buoni. Almeno così mi piace ricordare.

C’è l’Agira del lavoro: l’Agira dei contadini, l’Agira dei minatori, l’Agira degli artigiani.

C’è l’Agira dei vecchi ricordi di scuola. In ogni foto si sente il desiderio di ricordare e farsi ricordare dagli amici d’infanzia. Quanti di loro sono finiti altrove: spinti dal bisogno o attratti da un miraggio, sono stati inghiottiti dalle nebbie del ricco nord. E quanti, ahimè, ne abbiamo persi per strada.

C’è l’Agira delle festività religiose, delle processioni. Nei volti la devozione e la gioiosa allegria della festa. Ma in quanti invece il peso di un disagio, di un dolore, di una pena, portato appresso alla vara con fiduciosa speranza…

C’è l’Agira ferita dalla guerra. Ferita da una guerra combattuta contro un nemico che nemmeno sapevamo chi era e soprattutto non sapevamo nemmeno perché ci era nemico. Ai poveri non è dato sapere per quale motivo si fanno le guerre!

C’è l’Agira delle cerimonie nuziali. Un’Agira bella, gioiosa, che indossava il vestito buono… e l’illusione di sentirsi ricca per davvero, almeno per un giorno!

C’è l’Agira dei parenti partiti una fredda mattina in cerca di fortuna e tornati con le tasche gonfie di dollari e un mazzo di foto attraverso le quali con un pizzico di orgoglio ci raccontavano che ce l’avevano fatta.

E c’è l’Agira…

Ma mentre scrivo sento che il ricordo diventa rimpianto e il rimpianto diventa commozione irrefrenabile, magone…

Grazie Fernando. Grazie Nino.


Agira, 10 febbraio 2020

Salvatore Rocca

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